Newsletter #27

AI in Cattedra

Il Regolamento d'Istituto sull'IA diventa obbligatorio, prompt pronti per storia, differenziare una lezione su tre livelli e le UDA a prova di IA

📬 Cari lettori di AI Semplice

Bentornate e bentornati al terzo numero di AI in Cattedra. Questa settimana c’è una notizia che finirà dritta nel primo collegio di settembre, le due cose promesse — i prompt di storia e una tecnica per differenziare senza preparare tre lezioni diverse — e, visto il momento, una parte dedicata alle UDA: perché sono già lo strumento più resistente all’IA che abbiamo, se sappiamo dove metterci l’attenzione.

Come sempre: niente allarmismi, niente tecnicismi, solo cose che puoi usare lunedì mattina. ✍️

📦 Lo sai che...

Valutazione nell’era AI: le UDA sono già a prova di IA.

La settimana prossima si rientra, e sappiamo tutti cosa c’è sul tavolo del primo consiglio: progettare le UDA e impostare la valutazione. Quest’anno con una domanda in più — “ma tanto se lo fanno fare all’IA?”

La buona notizia è che un’UDA fatta bene è la cosa più resistente all’IA che abbiamo. Non perché la escluda, ma perché valuta la competenza attraverso le evidenze: e le evidenze sono processo, autonomia, collaborazione. Cose che nessuno può delegare a un chatbot.

Tre punti su cui puntare quando la progetti:

  1. Il prodotto finale ancorato al reale. Più il compito di realtà è legato al vostro territorio, alla vostra scuola, a dati raccolti da loro, meno è delegabile. “Progettate una guida del quartiere per i nuovi arrivati” non si genera: bisogna uscire e guardare.
  2. Le evidenze di processo. Diario di bordo, fasi consegnate, osservazione durante i lavori di gruppo. Se la valutazione poggia anche su ciò che hai visto accadere in aula, il prodotto finale smette di essere l’unico appiglio.
  3. L’autobiografia cognitiva. È lo strumento più sottovalutato e oggi il più prezioso: lo studente racconta come ha lavorato, dove si è bloccato, cosa rifarebbe diversamente. Un’IA può scriverne una che suona bene, ma vuota — e si riconosce a colpo d’occhio, perché non contiene nulla di ciò che è successo in quella classe.

Un innesto utile: nella scheda dell’UDA aggiungi una riga con il livello d’uso dell’IA consentito per ciascuna fase (la scala del numero scorso). Ricerca: livello 2. Prodotto finale: livello 1. Presentazione orale: livello 0. Lo scrivi una volta e vale per tutte le settimane dell’unità.

Se vuoi che l’IA ti aiuti con l’impianto: “Sei un insegnante di [materia/e] di [classe]. Aiutami a impostare lo scheletro di un’UDA sul tema [tema], della durata di [n] ore. Dammi: un possibile prodotto finale come compito di realtà, le fasi di lavoro, le discipline coinvolgibili e una rubrica di competenza su 4 livelli che includa almeno due criteri di processo. Non inventare riferimenti normativi né traguardi: lascia quelli come spazi da compilare.”

Quell’ultima frase è la più importante. Su competenze chiave e traguardi delle Indicazioni Nazionali l’IA produce formulazioni plausibili ma spesso imprecise: quelle vanno prese dai documenti, non dal modello. E quando ti restituisce la rubrica, taglia: le rubriche generate sono quasi sempre il doppio di quanto serva.

Come cambia per grado: alla primaria rubrica a tre livelli con parole loro (“ci provo”, “ci riesco quasi sempre”, “so spiegarlo a un compagno”), e l’autobiografia cognitiva diventa una conversazione guidata, non un testo scritto; alla secondaria di I grado consegna la rubrica prima di iniziare l’UDA, non alla fine, e chiedi il diario di bordo a ogni fase; alla secondaria di II grado aggiungi l’autovalutazione: compilano la rubrica su sé stessi prima che la compili tu, e il confronto tra le due diventa parte della valutazione.

🖐 Provalo tu

Prompt pronti · Materia della settimana: STORIA.

Quattro prompt copia-incolla. Sostituisci le parti tra [ ] con i tuoi contenuti. Regola d’oro di sempre: mai nomi, cognomi o dati personali degli studenti.

Un avvertimento specifico per questa materia: sulle date e sulle citazioni l’IA sbaglia più che altrove, e lo fa con grande sicurezza. Usala per costruire attività, non come fonte.

  1. La stessa vicenda da tre punti di vista“Sei un insegnante di storia di [classe]. Presenta [la Rivoluzione industriale / le Crociate / l’Unità d’Italia…] dal punto di vista di tre soggetti diversi dell’epoca [es. un operaio, un imprenditore, un politico]. Massimo 6 righe per ciascuno, in prima persona, senza inventare fatti specifici o date.”

  2. Linea del tempo dei perché“Costruisci una linea del tempo di [periodo/evento] per la [classe] con massimo 8 tappe. Per ciascuna non scrivere solo cosa è successo, ma perché è successo e cosa ha reso possibile la tappa successiva. Niente elenchi di date fine a sé stessi.”

  3. Analisi di fonte guidata“Ti incollo una fonte storica. Non analizzarla. Preparami invece 6 domande in ordine crescente di difficoltà che guidino uno studente di [classe] ad analizzarla da solo: chi scrive, quando, per chi, con quale intenzione, cosa tace. Fonte: [incolla qui]”

  4. Il controfattuale ragionato“Sei un insegnante di storia di [classe]. Proponi tre scenari ‘cosa sarebbe successo se…’ legati a [evento], ciascuno con le due o tre conseguenze più plausibili e il motivo storico che le rende plausibili. Servono a far discutere la classe, non a dare risposte certe.”

Idea d’uso: il prompt 3 è quello che ti fa risparmiare più tempo in assoluto. In due minuti hai una scheda di analisi della fonte, e l’analisi la fanno loro.

💡 Il trucco della settimana

La tecnica della settimana: una lezione, tre livelli.

La differenziazione è la cosa che tutti sappiamo di dover fare e che quasi nessuno riesce a fare davvero, per un motivo semplice: preparare tre versioni della stessa lezione significa lavorare tre volte.

La scorciatoia non è generare tre testi diversi. È costruire un tabellone di scelte: stesso contenuto per tutti, percorsi diversi per arrivarci.

Il tabellone 3×3. Una griglia con nove caselle. Le righe sono tre livelli di profondità, le colonne tre modi di lavorare: scrivere, parlare, costruire qualcosa. Ogni studente sceglie una casella.

“Sei un insegnante di [materia] di [classe]. Costruisci un tabellone di attività 3×3 sull’argomento [argomento]. Le righe sono tre livelli: comprendere, applicare, argomentare. Le colonne sono tre modalità: un compito scritto, uno orale o dialogico, uno pratico o creativo. Ogni casella deve contenere una consegna di una riga, tutte sullo stesso contenuto, tutte realizzabili in [20] minuti.”

Il vantaggio: prepari una griglia invece di tre lezioni, e gli studenti scelgono senza sentirsi etichettati — perché la scelta è anche sul come, non solo sul quanto è difficile.

Come cambia per grado: alla primaria riduci a 2×2 e proponi tu la casella a chi fa fatica a scegliere; alla secondaria di I grado 3×3, con il vincolo di cambiare colonna rispetto alla volta precedente; alla secondaria di II grado 3×3 libero, ma chiedi di motivare in due righe perché hanno scelto quella casella — la motivazione è già valutazione formativa.

Nota: il tabellone lo generi tu prima della lezione. Gli studenti scelgono, non interrogano l’IA.

📺 AI al telegiornale

La notizia della settimana: ogni scuola dovrà avere un Regolamento sull’IA, e l’IA entra in Educazione Civica.

Nel primo numero abbiamo visto le regole europee, nel secondo i corsi di formazione finanziati. Questa settimana arriva il pezzo che tocca più da vicino la vita quotidiana di un istituto.

Dopo l’entrata in piena operatività dell’AI Act il 2 agosto, il 4 agosto il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo di adeguamento nazionale. Da settembre l’IA smette di essere una sperimentazione isolata ed entra stabilmente nel sistema scolastico. Tre conseguenze concrete:

  1. Il Regolamento d’Istituto diventa obbligatorio. Ogni scuola dovrà dotarsi di un regolamento che disciplini l’uso etico e sicuro dell’IA, per studenti e per personale. Tradotto: qualcuno dovrà scriverlo, e verrà discusso in collegio.
  2. Nascono i Comitati Tecnico-Etici Territoriali. Avranno il compito di guidare la sperimentazione didattica, vigilare sulla tutela della privacy e garantire che l’uso della tecnologia sia sicuro e verificabile.
  3. L’IA entra in Educazione Civica. Lo studio dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni etiche entra ufficialmente nei programmi. Non è più solo uno strumento che qualcuno usa: è un contenuto da insegnare.

A sostegno, il MIM ha annunciato un piano da 200 milioni, di cui 100 per la formazione continua dei docenti.

👉 E in classe cosa significa? Che al primo collegio la domanda “chi scrive il regolamento?” arriverà. Se hai già provato qualche strumento e hai una posizione tua — anche solo su cosa consentire nei compiti a casa — sei la persona che in quella stanza serve. Arrivarci con due idee scritte vale più di dieci ore di discussione a vuoto.

Fonti: ANSA / Skuola.net, Back to School 2026 (25 agosto 2026); decreto legislativo di adeguamento all’AI Act approvato dal CdM il 4 agosto 2026.

📮 La posta dei lettori

⚠️ Errore da evitare: far scrivere all’IA giudizi, relazioni o documenti sugli studenti.

È la tentazione classica di fine quadrimestre e di inizio anno: giudizi globali, relazioni finali, verbali, parti di documenti individualizzati. Anche anonimizzando i dati — che resta comunque obbligatorio — qui il problema è un altro: sono atti che hanno valore formale e che nascono da una valutazione professionale tua, fondata su mesi di osservazione che nessun modello possiede.

Un giudizio generato suona bene e dice poco. E se qualcuno lo contesta, sei tu a doverlo sostenere.

La correzione in 10 secondi: usa l’IA al massimo per riformulare un testo che hai già scritto tu — “rendi più scorrevole questo paragrafo” — mai per produrre la sostanza del giudizio. Il contenuto parte sempre dalle tue osservazioni.

Hai una domanda sull’IA in classe? Rispondi a questa mail. Le migliori finiranno nella rubrica “La domanda dei prof”. 📮

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👆 La settimana prossima: prompt pronti per Scienze e una tecnica per insegnare agli studenti a verificare le fonti — quelle vere e quelle che l'IA si inventa. A mercoledì prossimo!

Cecilia Monti

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