Quella canzone che ho sulla punta della lingua
Ritrovare un motivo che non ricordate del tutto, scoprire altra musica da amare, e il curioso caso della prima cantante inventata dall'AI
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Vi è mai successo? Passa una canzone alla radio dell’autogrill, o da una finestra durante la sagra di paese, e in un attimo siete altrove: un’estate di trent’anni fa, una persona, un profumo. La musica fa questo scherzo meraviglioso, ci riporta indietro nel tempo in tre note.
E poi c’è il rovescio della medaglia: quel motivo che avete in testa da giorni, di cui ricordate mezza frase e nemmeno bene, e che non riuscite a dare un nome. Questa settimana proviamo a farci aiutare dall’AI proprio con la musica: a ritrovare una canzone perduta, a scoprirne la storia, e a lasciarci portare verso altre che forse non conoscevamo. 🎵
📦 Lo sai che...
All’AI potete descrivere una canzone, anche a pezzi, e spesso la ritrova.
Non serve ricordare il titolo o il cantante. Potete raccontare a ChatGPT o Gemini quel poco che avete in mente: un verso (anche sbagliato!), l’aria che aveva, l’anno più o meno, la lingua, di cosa parlava. “Cerco una canzone italiana degli anni ‘60, allegra, parlava di una ragazza che aspetta alla finestra, faceva più o meno così…” Molto spesso l’AI indovina di quale si tratta.
E non finisce lì: una volta trovata, potete chiederle la storia di quella canzone (chi la cantava, in che anno, qualche aneddoto), oppure di suggerirvene altre simili, dello stesso periodo o dello stesso genere.
Come sempre, un’avvertenza onesta: ogni tanto l’AI può prendere un abbaglio e darvi un titolo sbagliato con grande sicurezza. Perciò il passo finale lo fate voi: cercate il titolo su YouTube e ascoltate. Se parte la musica giusta, avete ritrovato il vostro ricordo. 🎶
🖐 Provalo tu
A caccia della canzone perduta.
1️⃣ Pensate a un motivo che vi frulla in testa ma non riuscite a nominare. Aprite ChatGPT o Gemini e descrivetegli (o dettategli) tutto quello che ricordate: un pezzo di ritornello, l’epoca, se era in italiano o in inglese, allegra o malinconica, magari dove l’avete sentita.
2️⃣ Quando l’AI vi propone un titolo, chiedete: “Raccontami la storia di questa canzone: chi la cantava, di che anno è, com’è nata.”
3️⃣ Infine, il bello: “Consigliami altre cinque canzoni di quel periodo che potrebbero piacermi, e dimmi in una riga perché.” Cercatele su YouTube: avete la colonna sonora pronta per un pranzo di famiglia o una serata sul balcone.
Funziona anche al contrario: partite da una canzone che amate e chiedete “cosa mi consigli di simile?”. Si finisce sempre per riscoprire qualcosa. 🎧
💡 Il trucco della settimana
«Se mi è piaciuto questo, cosa mi consigli di simile?».
È un piccolo trucco che trasforma l’AI in un amico di gusti raffinati, sempre pronto a suggerirvi qualcosa di nuovo su misura per voi. La formula è semplice:
“Mi è piaciuto molto [una canzone, un film, un libro, un cantante]. Consigliami tre cose simili che potrebbero piacermi, e spiegami in una riga perché me le proponi.”
Quel “spiegami perché” è la parte importante: vi aiuta a capire cosa vi è piaciuto davvero (l’atmosfera? l’epoca? il tipo di storia?), e rende i consigli successivi sempre più azzeccati. Vale per la musica, ma anche per il romanzo da mettere in valigia, il film della domenica sera, la prossima serie da guardare. Un commesso paziente che vi conosce i gusti e non ha mai fretta. 🎁
🖼️ Il laboratorio visivo
Il vostro ritratto in stile disegno a china.
Questa settimana, magari con il vostro disco preferito che gira in sottofondo, il laboratorio prova qualcosa di elegante e senza tempo: trasformare una foto in un ritratto disegnato a penna.
Aprite Gemini (gemini.google.com), caricate una foto (un vostro ritratto, una coppia, un volto di famiglia) e scrivete:
“Trasforma questa foto in un ritratto in stile disegno a china, a penna nera su fondo bianco, con tratti eleganti e puliti. Mantieni fedelmente i lineamenti e l’espressione del viso, senza aggiungere dettagli inventati.”
Il risultato ha il fascino dei ritratti che una volta si trovavano nei giornali o sui frontespizi dei libri: pulito, sobrio, senza tempo. Stampato e incorniciato, fa la sua figura in salotto o accanto al giradischi. ✒️
📺 AI al telegiornale
La prima cantante inventata dall’AI arriva in radio (e scoppia il caso).
Questa estate una canzone ha fatto molto parlare: si intitola Dimanche Midi Pile, è una ballata pop in francese, ed è firmata da una certa Gisèle. Il punto è che Gisèle, con ogni probabilità, non esiste: sarebbe interamente frutto dell’intelligenza artificiale. Il brano, uscito a inizio luglio, è il primo esperimento con l’AI di Warner Music Italy, una delle grandi case discografiche del nostro Paese.
Diventata una delle canzoni dell’estate, ha però aperto un dibattito acceso. La radio RTL 102.5 ha deciso di sospenderla dalla programmazione, e la FIMI (la federazione dell’industria musicale) l’ha esclusa dalle classifiche ufficiali, perché non rispettava i criteri di trasparenza sull’uso dell’AI.
È una vicenda che ci riguarda più di quanto sembri, e non solo in musica. Ci ricorda una domanda semplice e importante: quando ascoltiamo, guardiamo o leggiamo qualcosa, abbiamo il diritto di sapere se dietro c’è una persona o una macchina? Sempre più spesso, per legge, la risposta dovrà essere dichiarata. Nel frattempo, il nostro orecchio e il nostro buon senso restano i migliori alleati. 🎙️
Se volete saperne di più, trovate l'articolo completo qui: Gisèle, Spotify e Fimi indagano sul mistero della cantante che potrebbe non esistere — Sky TG24
📮 La posta dei lettori
Quando l’idea rimbalza tra due AI (e torna migliore).
Questa settimana Claudio mi ha scritto una lettera che vale come una piccola lezione, e nasce dal laboratorio della vetrata della scorsa settimana.
Era partito da una sua fotografia di rovi e more, con il prompt che avevo proposto. Il risultato era una bella vetrata, ma lui, che conosce un po’ lo stile Liberty, sentiva che qualcosa non tornava: mancavano quelle linee sinuose, quell’andamento organico e decorativo. Così non si è fermato. Ha chiesto a Gemini una seconda versione, più suddivisa; poi ha portato l’immagine su ChatGPT, che invece di rifarla ha cominciato a spiegargli come dovrebbe essere una vera vetrata Liberty. E allora Claudio ha avuto l’idea giusta: si è fatto trasformare tutte quelle osservazioni in un prompt dettagliato — linee di piombo sinuose, foglie nervate, rovi intrecciati, vetri color ambra e miele, un motivo ispirato alla piuma di pavone — e l’ha riportato su Gemini. Il quarto tentativo era finalmente quello che aveva in mente.
Ma la cosa più bella è la sua riflessione finale:
“L’aspetto più interessante non era stabilire quale AI fosse più brava. È stato vedere come un’idea è passata da me a Gemini, è tornata a me, è passata attraverso ChatGPT ed è tornata a Gemini, precisandosi a ogni passaggio. Il risultato migliore non è arrivato quando l’intelligenza artificiale ha capito tutto, ma quando io ho capito meglio che cosa dovevo chiederle.”
Ecco, non saprei dirlo meglio. L’AI non è un distributore di risposte pronte: è un dialogo, in cui il nostro compito è imparare a guardare, scegliere e spiegare meglio quello che vogliamo. (Claudio mi scrive anche che questa volta il compito sui messaggi sospetti lo salta, perché non ne aveva ricevuto uno adatto e non voleva inventarne uno: ha fatto benissimo, è esattamente lo spirito giusto.) Grazie, e buone giornate lontano dagli schermi. 📮
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